Sul debito illegittimo

Le città sono il luogo del più ampio sfruttamento da parte delle politiche neoliberiste, sono il serbatoio dove queste politiche di austerità traggono tutti i vantaggi economici, basti pensare alla privatizzazione dei servizi locali o allo sfruttamento del patrimonio pubblico svenduto sotto i ricatti del debito; è quindi dalle città che questo nuovo modello economico, politico e sociale deve prendere forma, una opzione politica capace di esibire autonomia politica decisionale e territoriale con l’intento di creare una rete cooperativa internazionale di opposizione e contrattacco alle politiche del FMI, della BCE e degli hedge fund, vedendo nell’autonomia un tempio della democrazia e non il luogo degli interessi personali.

Il principio della concorrenza come legge di natura è ciò che anima la maggior parte gli stati capitalisti moderni, non senza conseguenze sulla tenuta delle democrazie e del tessuto sociale. Non considerare l’attuale forma che lo stato-nazione ha assunto nell’epoca della concorrenza è un errore metodologico e politico assieme. Credere che nella questione delle autonomie locali, così come della sanità o della scuola, le politiche neoliberiste e l’impalcatura neoliberista dello stato non giochino il loro ruolo è di per se fuorviante.
Il ruolo politico dello stato-nazione attuale è quello di applicare senza sosta le ricette economiche delle politiche neoliberiste, concorrenza in tutti i servizi dello stato, austerità economica volta alla stabilità monetaria, controllo dell’inflazione e taglio della spesa. Dal punto di vista economico tutto questo serve per ricattare attraverso la gabbia del debito i parlamenti stessi e sospendere, di fatto, il processo democratico. Hayek d’altronde diceva spesso “la libertà di scelta si può ottenere meglio in un regime di mercato che nell’urna elettorale”, dimostrando fin dal principio quale è concettualmente l’obiettivo della governamentalità neoliberale.

Se il debito è pubblico, pubblicamente va discusso! Con la solita scusa “i soldi non ci sono” o “dobbiamo risanare il debito” le politiche neoliberiste procedono a smantellare i servizi pubblici locali e svendere il patrimonio pubblico regalandoli ai privati al fine di fare profitti a scapito dell’intera collettività.
Il debito odioso, illegale e illegittimo è un debito non contratto nell’interesse della collettività da parte di amministratori pubblici che tutelano gli interessi delle banche e delle lobby locali.
Il debito agisce come un boomerang sui Comuni italiani, che più di tutti pagano per questa crisi: se a livello nazionale l’Italia spende ogni anno il 5 % del suo PIL per rimborsare i tassi di interesse sul debito (terza voce di spesa dopo la previdenza sociale e la sanità), la spesa dei Comuni arriva al 12 % delle loro entrate per quelli più grandi, e addirittura al 25 % per quelli più piccoli.

A fronte di questo quadro, riteniamo che, senza un’azione incisiva, a livello locale e nazionale, di contrasto alla trappola del debito e senza una riappropriazione collettiva di quello che a tutti appartiene, a partire dalla ricchezza sociale prodotta, nessun cambiamento in direzione di un altro modello di città, di territorio e di società sia praticabile.
Riteniamo necessario unire le battaglie delle città sul debito e l’aver istituito una Commissione pubblica sul debito del Comune di Napoli è sicuramente un passo importante. Crediamo indispensabile questo strumento per comprendere la composizione del debito, capire cosa stiamo pagando, e cosa potrebbe essere dichiarato illegittimo, odioso e illegale. La Commissione è un nuovo strumento democratico, una nuova istituzione, capace di tradurre i difficili bilanci pubblici che risultano sempre più illeggibili e incomprensibili alla collettività (nonostante siano completamente trasparenti e pubblici).

Vincenzo Benessere – Tavolo Audit (Massa Critica – Napoli)

Una risposta a “Sul debito illegittimo”

  1. Una campagna come quella *contro* il debito illegittimo poichè necessita di scelte politiche che non possono essere effettuate immediatamente a livello comunale, per poter essere compresa dai cittadini, necessita di una parallela campagna *pro* ovvero una serie di azioni che dimostrino con l’esempio in cosa consista una economia liberata dal debito. Questo può avvenire attraverso l’implementazione a livello comunale di una moneta parallela all’euro, come già ha fatto Ada Colau a Barcellona con il REC, che sia finalizzata non solo a proteggere il commercio locale ma anche a fare redistribuzione sociale della ricchezza ed a fare investimenti strutturali in ambito pubblico, che attualmente sono impediti dai vincoli di bilancio europei. Per questo motivo proponiamo di fare un intervento all’incontro di Napoli per spiegare il nostro modello chiamato FAZ, Zone Finanziarie Autonome già presentato a Barcellona nel 2017 in occasione del Convegno internazionale sulle monete sociali.

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