Workshop ‘Città Accoglienti’

L’obiettivo del tavolo di lavoro è stato definire una linea comune sul tema dell’accoglienza delle città a partire dalle esperienze locali già esistenti e dalle riflessioni dei partecipanti. Attivisti e attiviste di Napoli, Reggio Emilia, Bologna, Messina, e da molte città della Puglia, della Calabria e della Sardegna hanno condiviso il proprio background e le esigenze riscontrate nel lavoro quotidiano.

Problematiche e contesto generale
Per calarci nella tematica bisogna smettere di trattare l’accoglienza come un argomento di congiuntura, emergenziale, a sé stante, quando è ormai diventato ormai un aspetto strutturale della nostra società. L’approccio classico infatti favorisce una visione securitaria del fenomeno, lo considera un problema, e facendo ciò impedisce un dibattito sereno e propositivo, limitando l’atteggiamento delle amministrazioni ad una linea difensiva. In Belgio, ad esempio, l’ufficio dell’immigrazione è legato molto più al ministero dello sviluppo che a quello dell’interno. Non si tratta necessariamente di un modello, ma quanto meno di un esempio per uscire dalla logica emergenziale. Lo scarto principale fra autoctoni e immigrati, e madre di tutti i problemi è la cittadinanza. In questo senso, il tema dell’accoglienza va trattato innanzitutto in relazione alla capacità di distribuire cittadinanza, di allargarla e di favorirla, prima di affrontare tutti gli altri aspetti. Secondo la legge italiana la cittadinanza è strettamente legata alla residenza. Dalla residenza derivano i diritti sociali e politici quali l’assistenza sanitaria e psicologica, la mensa scolastica, i corsi di lingue e al di là dell’approccio critico nei confronti di questa visione, è necessario favorire la residenza per rendere il sistema più fluido. Tuttavia la residenza non è sufficiente per il riconoscimento politico dell’esistenza del migrante, lo sarebbe maggiormente, per esempio, con la possibilità di esercitare il diritto di voto amministrativo.

Criticità di intervento
Spesso si ritrova ancora un residuo coloniale nell’atteggiamento nei confronti di questo tema. Il paternalismo dell’accoglienza, che spesso caratterizza molte attività e molti operatori sociali e si configura esclusivamente come aiuto. Ciò è stato più volte rilevato e messo a critica: in questo senso andrebbe favorito piuttosto il protagonismo di chi è realmente al centro della discussione.

Buone pratiche e proposte
Si è parlato del tema della rete. È importante fare rete fra esperienze sul tema dell’accoglienza, così come è importante per l’intero progetto delle Fearless Cities. Tuttavia non si può negare che esistano già molte esperienze, reti e piattaforme sul territorio italiano attive nel merito (Mediterranea, People – Prima le persone, ecc.). Pertanto la linea che si preferisce mantenere è quella di una “rete delle reti”: sarebbe inutile costruire un’altra rete, l’importante è costruire un programma neomunicipalista sulle città accoglienti e suggerirlo, condividerlo con le reti già esistenti.
Nel breve tempo disponibile per la discussione sono state avanzate alcune proposte:
– Come nel modello Riace, le case sfitte sono uno strumento utile a livello locale per affrontare i limiti dell’argomento. Legato al tema della residenza
– Le amministrazioni hanno affermato di aver bisogno di figure preparate che lavorano in questo ambito. Ce ne sono molte nelle grandi città mentre poche nei piccoli centri. La condivisione di queste competenze potrebbe essere un obiettivo valido e concreto della rete
– È necessaria una campagna contro informativa e di fact-checking. In particolare, emergeva la proposta di formulare un questionario da far girare a livello municipale, come campagna di sensibilizzazione. Noi forniamo l’input, il modello, e poi chi vuole se ne appropria
– È necessario che i finanziamenti europei siano rivolti direttamente agli enti locali senza passare per il ministero dell’interno. Anche questo è un obiettivo concreto per la piattaforma Fearless cities

Obiettivi politici
Sul tema dell’accoglienza si costruisce un programma politico. Significa che non bisogna delegare questa attività all’associazionismo disperso, o alle libere iniziative interne alla società civile, ma deve costituire un punto programmatico di un’amministrazione, affinché lo si affronti in modo strutturale. Per sviluppare una linea più complessiva sul tema dell’accoglienza nelle città abbiamo tutti condiviso l’importanza di un nuovo approccio che esca dalla logica emergenziale e consideri l’immigrazione come una possibilità, come una ricchezza. Da questo salto potranno derivare nuove riflessioni più produttive.

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