Workshop ‘Debito, Welfare e Finanza pubblica’

Problematiche e contesto generale
Il macigno del debito pubblico è diventato un tema centrale che attanaglia la vita delle città, tanto da poter affermare che il meccanismo perverso del debito è utilizzato come strumento di pressione e di dominio sulla popolazione. Ci sono riusciti nei passati decenni con i paesi del Sud del mondo, lo stanno perpetrando oggi nei confronti dei paesi del Sud dell’Europa. Con il ricatto del debito e l’ossessivo messaggio con il quale vogliono convincerci che “i soldi non ci sono” e che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, vengono attuate le peggiori politiche neo liberiste che vengono pubblicizzate come indispensabili ed inevitabili. Nonostante i Comuni contribuiscano all’indebitamento pubblico nazionale con solo circa il 2% dell’intera cifra, le città sono oggi il luogo dove l’attacco della finanza nazionale e sovranazionale è più feroce. Gli enti locali rappresentano il serbatoio dove le manovre di austerità possono ancora originare vantaggi economici, e attraverso campagne mediatiche gli abitanti delle città vengono assuefatti all’idea che di fronte all’emergenza del debito, non vi sono altre soluzioni se non massicce operazioni di privatizzazione dei servizi locali e lo sfruttamento del patrimonio pubblico, svenduto sotto il ricatto del default. Esattamente come affermato dal teorico liberista Milton Friedman, lo spettro del debito viene agitato per “far diventare politicamente inevitabile ciò che è socialmente inaccettabile”.
La spoliazione degli enti locali è stata avviata da più di vent’anni e vi hanno concorso i diversi strumenti di ordinamento contabile imposti dall’unione monetaria. Di conseguenza, quando ai già pesanti vincoli posti agli enti locali sia dal Patto di Stabilità e Crescita interno, che dalla spending review, si sono aggiunti nel 2012 il Pareggio di Bilancio ed il Fondo crediti di dubbia esigibilità introdotto dal 2014 dall’armonizzazione contabile, le amministrazioni delle città hanno dovuto via via fronteggiare una durissima contrazione della possibilità di assunzione del personale, drastici tagli lineari della spesa ed il quasi totale annullamento delle risorse da dedicare agli investimenti volti alla cura del territorio, fino ad arrivare al blocco delle casse, così come richiesto dalla Corte dei Conti per i casi di predissesto. Tutto ciò ha ulteriormente impoverito ed abbassato il livello qualitativo e quantitativo dei servizi pubblici garantiti dai Comuni, peggiorando ancor di più la qualità della vita degli abitanti delle città che subiscono anche un terribile deterioramento degli strumenti di welfare dei Comuni grandi e piccoli.

Criticità di intervento
L’abbassamento qualitativo e quantitativo dei servizi genera una situazione drammatica che ha ovviamente contribuito ad alimentare la campagna ideologica sull’inefficienza del pubblico, favorendo le operazioni di svendita e privatizzazioni, e ad ampliare ancor di più la frattura tra gli abitanti delle comunità territoriali ed i loro amministratori. Da tale situazione di profonda crisi, gli amministratori locali potrebbero però cogliere l’opportunità per recuperare il valore sociale e politico che dovrebbe essere proprio dei Comuni quali luoghi di prossimità degli abitanti. Come primi rappresentanti degli abitanti di un determinato territorio e quindi tutori dei loro bisogni emergenti dovrebbero porsi in diretto contrasto ai processi neoliberisti, lavorando ed interfacciandosi con i movimenti dal basso, favorendo nuove istituzioni di partecipazione democratica dei cittadini e rifiutando di essere ridotti a semplici esecutori materiali degli interessi della finanza privata e non piegandosi al processo di privatizzazione e svendita delle città.

Buone pratiche di intervento
A quegli amministratori che dichiarano di voler intraprendere un percorso neomunicipalista, la rete Fearless Cities in tema di Debito, Welfare e Finanza Pubblica chiede un atto di coraggio, esortandoli a sostenere ed intraprendere esse stesse quei percorsi di lotta e quelle pratiche in alcuni casi già avviati in Italia da movimenti cittadini dal basso, da organizzazioni ed associazioni nazionali e finanche da alcune amministrazioni. Si realizzerebbe così una vera e propria rete nazionale per la riappropriazione sociale della ricchezza collettiva:

  1. Campagna per la socializzazione della Cassa Depositi e Prestiti, al fine di realizzare un modello di sostegno finanziario all’economia pubblica e sociale dei territori. La
    campagna ha come obiettivo la presentazione di una legge di iniziativa popolare (anche basandosi sull’esperienza del Forum per una nuova finanza pubblica e sociale) attraverso la trasformazione in ente di diritto pubblico della CDP e la restituzione ad essa del suo originario ruolo di banca pubblica degli enti locali che opera a fini di interesse generale applicando tassi agevolati.
  2. Campagna per la ripubblicizzazione e quindi internalizzazione dei servizi pubblici locali con società in house (primi fra tutti servizio idrico, servizio rifiuti e servizi mobilità).
  3. Istituzione di una Commissione pubblica di audit sul debito di ciascun Comune in
    predissesto o dissesto, che dovrà fare luce sulla genesi del debito e sui meccanismi che tendono a perpetuarlo proprio attraverso gli strumenti delle politiche di austerità. Essa non deve essere intesa come uno strumento specialistico e tecnico bensì come uno strumento politico attraverso il quale gli abitanti possano affrontare le problematiche economiche con maggior consapevolezza e partecipazione diretta, fino ad arrivare all’individuazione ed al rigetto di quelle sezioni del debito che risultino odiose ed illegittime, perché non contratte nell’interesse della comunità, ma che hanno anzi arrecato gravi danni compromettendo il raggiungimento del bene comune.
  4. Campagna territoriale sui derivati e mutui a tasso variabile, già intrapresa in alcuni
    Comuni in seguito alla pubblicazione della Decisione del dic. 2013 della Commissione Europea che ha smascherato e resa pubblica la manipolazione di alcuni tassi di mercato (tra cui l’Euribor) compiuta tra il 2005 ed il 2009 da noti istituti bancari, tra cui Barclays e Deutsche Bank. La Decisione della Commissione Europea oltre a produrre come effetto una pesante sanzione a carico dei suddetti istituti di credito, ha aperto la strada alla richiesta di annullamento dei contratti derivati stipulati nel suddetto periodo, con conseguente richiesta alle banche della restituzione di tutti gli interessi indebitamente pagati in quegli anni. Inoltre permetterebbe la ristrutturazione di quei mutui contratti a tasso variabile in quel periodo.
  5. Una campagna sostenuta anche attraverso mozioni dei consigli comunali, volta alla abolizione di quella parte dell’art. 81 che nel 2012 con l’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione Italiana, ha consentito la costituzionalizzazione della dottrina liberista, creando una disarmonia con altri principi costituzionalmente sanciti e protetti, primi fra tutti i diritti del cittadino e la sua dignità.
  6. Al tentativo di svendita del Patrimonio delle città, le comunità locali devono rispondere con la riappropriazione sociale dei beni comuni. Il riconoscimento del loro uso civico e collettivo urbano da parte delle amministrazioni locali, rappresenta una delle innovazioni che l’opzione neomunicipalista può porre in contrapposizione al credo neoliberista.

Obiettivi Politici
Il rifiuto unilaterale del pagamento del debito illegittimo, o anche una sua ristrutturazione in chiave anti neoliberista, è un atto politico molto forte perché interrompe il rapporto di sudditanza dei debitori pubblici, e quindi degli abitanti delle città, nei confronti della finanza privata. In tal modo oltre ad impedire a quest’ultima di strangolare progressivamente le città con la proroga sempre più onerosa del debito, si ha la possibilità di immaginare una nuova finanza pubblica e sociale attraverso scelte di politiche alternative ed un diverso diritto alla città.

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