Workshop ‘Modelli Alternativi di Sviluppo Urbano’

Problematiche e contesto generale
Il Tavolo, a partire da una riflessione sui modelli di sviluppo presenti sui nostri territori, ha provato a decostruire concetti come “urbano” e “sviluppo territoriale” in una cornice condivisa, contrapponendosi alla direzione chiaramente speculativa con cui spesso si declina il tema dello sviluppo sui nostri territori. Obiettivo, riuscire a fare rete e a sostenere, condividere e pensare nuovi modelli virtuosi di lavoro e cooperazione territoriale, in una forma di sviluppo che guardi alla qualità, più che alla quantità, e che sia proporzionale alle esigenze di chi i territori li vive quotidianamente. Nello sviluppo di una azione politica sui territori la difficoltà maggiore che sembra emergere dal confronto, è la capacità di proporre modelli alternativi di economia soprattutto nelle aree meridionali, dove la condizione di disagio è forte e diffusa, e in cui lo spettro del Regionalismo Differenziato apre uno scenario sempre più disastroso, sia su un piano economico, che su un piano socio culturale. Questa polarizzazione dell’immaginario influisce negativamente sulla possibilità di creare servizi non di profitto e rende appetibili i modelli (come l’industria turistica) che portano un beneficio economico immediato, per quanto legato a condizioni di precarietà e sfruttamento e a una mancata redistribuzione degli introiti. Risulta inoltre difficile in questo scenario approcciare e coinvolgere le persone, potendo contare il più delle volte su mezzi limitati e su un limitato numero di attivisti da contrapporre una comunicazione massificata e falsata dei benefici ottenuti da queste scelte. Concentrandoci sul rapporto tra centro e periferia, quest’ ultima da luogo di marginalizzazione delle fasce più deboli si sta trasformando in un nuovo terreno di speculazione. Concetti come rigenerazione urbana e grandi opere si traducono, da parte degli enti di gestione territoriale, in nuovi scenari di speculazione ambientale in cui maggiormente attaccati sono i territori del sud. Dalla bonifica di Bagnoli, all’ilva di Taranto, al grande progetto speculativo delle pale eoliche di quasi tutte le zone rurali del sud Italia e non solo, la musica sembra sempre la stessa. È necessario programmare un terreno di lotta su questo, in cui le pratiche di lotta territoriale e di tutela dei beni comuni siano al primo posto, cercando di concentrare la nostra forza anche nel coinvolgere zone del nostro paese desertificate e in cui risulta più facile speculare.
Sarebbe importante, inoltre, fare un lavoro di decostruzione dei nostri linguaggi, soprattutto nel rapporto tra centro e periferia. Per antonomasia, nell’immaginario collettivo, le periferie rimandano una connotazione negativa che amplifica ancora di più il divario tra gli abitanti di serie A e di serie B. Per ricostruire una città a partire dai suoi abitanti, bisogna accorciare il divario e lavorare a linguaggi più inclusivi così come lo sono già le nostre forme dell’agire pratico.

Criticità d’intervento
Elementi di maggiore criticità appaiono essere le difficoltà di confronto e dialogo con le amministrazioni locali, indipendentemente dalla loro connotazione politica, così come fronteggiare fenomeni che appaiono assai sovradimensionati rispetto alla capacità di intervento locale – come adesempio l’idea securitaria che sembra caratterizzare l’approccio alla pianificazione urbana.

Scambio di buone pratiche e proposte
Le esperienze maggiormente positive risultano essere le pratiche di presenza sul territorio e quelle che prevedono il contatto diretto con le persone, come: le forme di mutualismo; il recupero delle storie migliori della tradizione locale come esempio di organizzazione sociale; la riappropriazione degli spazi urbani ed il loro uso collettivo.
La proposta di creazione di una piattaforma, o di un similare strumento telematico, permetterebbe di aggiornare i partecipanti sugli avanzamenti e agevolare il lavoro di coordinamento. La divisione in sezioni specifiche della piattaforma potrebbe inoltre facilitare la formazione di gruppi di “esperti”, sia sulle pratiche sociali che sulle questioni più tecniche, facilitando la costruzione di elementi di dibattito e proposta.
Tenendo fisso l’obiettivo di trasformazione politica delle città andrebbe sviluppata un’alleanza con le persone attraverso la diffusione di esperienze, di campagne politiche e la condivisione di strumenti amministrativi con i soggetti legati alla vita municipale, tutto ciò sarebbe possibile anche tramite lo strumento di piattaforma.

Obiettivi politici
Pur nella diversità delle esperienze, e delle relative condizioni in cui queste si svolgono, appare diffusa l’esigenza di sviluppare al massimo le condizioni di autonomia locale, con il connesso incremento della partecipazione e della democrazia, anche in relazione ai suoi aspetti materiali (ad es. autonomia energetica).

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