Workshop ‘Politiche della cura: ecologia e salute’

Molto partecipato e propositivo, il tavolo ha visto succedersi diversi interventi, tanto in merito alla testimonianza di importanti criticità territoriali di cui erano presenti rappresentanti, quanto rispetto all’esigenza diffusa di ‘globalizzare’ le singole lotte.
Problematiche generali
Il confronto si è dipanato a partire da alcune delle criticità territoriali più rappresentative del Paese dal punto di vista dell’inquinamento ambientale, fino alla necessità di scardinare l’attuale modello di sviluppo incentrato sul capitale, ai danni delle persone e delle risorse comuni. Su questo percorso si è arrivati a condividere la necessità di POLITICIZZARE le lotte, trasformandole in proposta: in primis la necessità di rivedere le politiche energetiche nazionali, mettendo al bando i combustibili fossili, fino alla pretesa di una rivisitazione delle politiche riguardanti la cura, mediante un processo di femminilizzazione della politica; dal ripensamento del concetto di pubblico in favore di collettivo, alla rivisitazione della democrazia rappresentativa, in favore di un pieno coinvolgimento delle popolazioni circa le scelte che la riguardano, secondo principio di autodeterminazione; dal rivedere il diritto in materia di salute e sanità, all’affermazione del diritto sulle risorse, la natura e l’ambiente.

Criticità di intervento
La condivisione delle criticità locali è stata utile anche per prendere coscienza, qualora ve ne fosse stato bisogno, che l’approccio della politica alle problematiche ambientali è comune a tutti i territori. Laddove non vi è passività, vi è un attivismo in favore delle grandi lobbies della produzione e della finanza che le sostiene, anche con ostacoli concreti alla circolazione di verità che vadano al di là delle narrazioni propagandistiche auto-assolutorie. Le narrazioni dei casi specifici dei Sin di Brindisi e Bagnoli, del traffico e dello smaltimento di rifiuti estrattivi in Basilicata o dell’inquinamento di Taranto hanno evidenziato come la maggioranza dei territori in lotta, nonostante le narrazioni contrarie e isolazioniste dei media e della politica mainstream, condividano lo stesso problema: l’imposizione di un modello di sviluppo basato sull’iper-sfruttamento e l’arricchimento dei pochi ai danni di tutti e tutte. Un modello di sviluppo che, come confermano numerose e variegate fonti (sanitarie, giuridiche, storiche, ecc) si è basato sull’infondere paura come forma di controllo. In questo senso si è fatto cenno al “principio di precauzione” per supplire ai limiti di normative che sono spesso disegnate per agevolare gli inquinatori e i trafficanti di rifiuti. In effetti si è convenuto come le problematiche ambientali siano quasi sempre ascrivibili alle energie fossili, alla produzione e smaltimento dei rifiuti ed alla negazione dei diritti alla prevenzione ed alla cura delle persone e dei territori. Riflettere sulle storie delle singole realtà comparandole può sicuramente servire per imparare dal passato e sviluppare strategie per indirizzare la transizione di paradigma a cui stiamo e vogliamo andare incontro.

Buone pratiche e proposte
Considerando la necessità di agire su molteplici piani contemporaneamente – in particolare sul piano politico/mobilitativo, contronarrativo e, infine, sulla costruzione di alternative e proposte – si sono sottolineate alcune buone pratiche di resistenza: la cura e la costruzione di un discorso politico a partire dall’attuale ondata ecologistica giovanile con l’obiettivo di costruire un modello di sviluppo e vita alternativo; la vigilanza attiva e denuncia dei fenomeni vessatori dal basso; la condivisione di informazioni che vadano oltre alle narrazioni del sistema mediante canali di controinformazione; il fare comunità attraverso la creazione di reti sociali e assemblee cittadine permanenti per la socializzazione di dati e possibili soluzioni; la ripresa di un protagonismo che sperimenti nuove pratiche neomunicipaliste; la generazione di una consapevolezza e di una forte capacità di autodeterminazione.

Perché e come fare rete
Fare rete è stata una delle esigenze più sentite durante il tavolo, poiché si avverte la comune necessità di far uscire le lotte dei territori dalla frammentazione in cui sono confinate dal sistema di potere e dalla mancanza strumentale di rilievo mediatico. Questa darebbe modo di socializzare le istanze, far circolare le informazioni reali, creare solidarietà trasversale, fornire una lettura comune ai fenomeni di sopruso e per dar seguito allo scambio solidale delle buone pratiche locali, inscrivendole in un quadro di critica e mobilitazione nazionale e globale che incroci e unisca anche i temi e le lotte del lavoro, del transfemminismo, della riappropriazione dei mezzi di produzione, delle risorse e dei territori. La necessità è quella di dare continuità e metodo al confronto per non disperdere le energie e le passioni incrociate in questo percorso e per dar vita ad un manifesto a tutto tondo capace di dettare l’agenda politica istituzionale e trasformare le singole istanze in pressione coordinata.

Obiettivi politici
Considerando necessario mettere a punto, nel corso di successivi incontri e assemblee, un programma di proposte a breve e a medio termine che consenta agli e alle abitanti di riappropriarsi dei propri territori contro speculatori e profittatori, costruendo nuove forme di cura delle relazioni, dei territori stessi e dei corpi, i primi obiettivi che si sono posti sono stati: un programma per la transizione energetica che metta definitivamente al bando i combustibili fossili in favore di energie rinnovabili ed ecologiche, in cui si coinvolgano direttamente i cittadini e che, contrariamente a quanto accaduto finora, non siano “calate dall’alto” e proposte come occasione di nuove forme di sfruttamento e arricchimento; la riscrittura delle norme in favore di un riconosciuto diritto alla natura ed all’ambiente sia con leggi popolari che con modifiche all’impianto costituzionale pre-esistente; l’affermazione del diritto alla salute e ad una buona sanità, la rivisitazione – anche normativa – del concetto di “pubblico” in favore di quello “comune”.
Altre due proposte concrete avanzate dal tavolo sono:
– stabilire per ogni tavolo tematico una istanza alla volta, da portare avanti congiuntamente al fine di esercitare su di essa l’opportuna pressione politico-mediatica;
– realizzare un portale che tenga dentro tutte le istanze territoriali, mettendole in connessione e favorendo la loro conoscenza e la circolazione di proposte per le loro soluzioni.
Il fine è quello di iniziare seriamente ad incidere in direzione di un cambiamento del modello di sviluppo che dia opportunità di generare benessere diffuso, in sostituzione di quello che favorisce pochi sfruttatori.

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